Un luogo malinconico, a tratti surreale. Qui la comfort zone comune viene spezzata in modo drastico, sia negli occhi che nel cuore. Ed in qualche modo a me ignoto, il tempo ha trasformato cose d’uso comune, in oggetti che provocano disagio fisico ed emotivo. Vedere un passeggino capovolto sul fondo di una piscina senza acqua, e corrosa dal tempo, fa un certo effetto. Soprattutto se si è genitori come me. Qui riecheggiano vergogna ed indifferenza, lontane da occhi indiscreti, incubandosi come un virus da decenni. Tra queste mura si avverte come un’atmosfera sottile di sensi di colpa, un peso ad ogni passo, come se volesse tirarti giù, piano piano, ma senza mai inghiottirti completamente. Eppure questo girone dantesco è solo un “quadrato”, una zona circoscritta in una più grande e soprattutto viva. Ecco in questo posto ci sono gli invisibili, perché al di la di questo angolo di desolazione, (ma nemmeno troppo al di la, ai bordi) ci sono io, ci sei tu, ci siete voi, noi, loro. Si, perché questa sensazione riguarda tutti quanti, nessuno escluso. Mentre giravo con la fotocamera in mano, la gente mi guardava attonita e curiosa, timida ma allo stesso tempo carica di far sentire la loro voce, sperando che io avessi portato il loro messaggio al mondo. Alcuni mi hanno fermato, mi hanno spiegato tante cose di loro spontanea volontà, senza che chiedessi loro nulla. Vedevo il fuoco ardere nei loro occhi e lo sentivo nelle loro parole, cercando quasi di giustificarsi di quella metastasi che li sta affliggendo, che li sta sporcando la faccia, l’anima, agli occhi del mondo. E molte di queste persone hanno visto la nascita, il prosperare ed infine il declino di questo luogo, ed il loro retaggio è altissimo. Si sono autoproclamati eroi, decidendo di restare, e quindi scegliere la strada più difficile. Ma loro non lo sanno, o forse si. Ma di sicuro, le grandi storie sono fatte da persone che hanno un cuore grande ed amano forte.