Il macramè è un’antica tecnica tessile basata sull’annodatura dei fili. Le sue origini vengono fatte risalire alle culture arabe medievali; furono poi i marinai, tra il XIV e il XV secolo, a diffonderlo nei porti del Mediterraneo e in Europa. È un’arte lenta, paziente, fatta di ripetizione e precisione. Un’arte che vive nel gesto.
Considerata la modalità così profonda con cui Diana vive questa sua passione, che va oltre alla semplice manipolazione della materia, è nato un progetto fotografico sviluppato in sinergia con lei, con l’intento di tradurre visivamente tale delicatezza e di restituire la dimensione intima e relazionale del suo ricamo.
Nel corso del tempo condiviso con Diana per realizzare il progetto fotografico, si è mostrata con la sua opera più significativa, che custodiva con discrezione e profondo attaccamento. Questa opera rimane incompleta per volontà. Non completarla significa continuare a sentirla viva tra le mani, poter aggiungere ancora un nodo, lasciare aperta la possibilità di un divenire senza fine.
La relazione tra Diana e la trama che crea è una relazione d’amore. Un amore silenzioso, fatto di costanza, presenza e dedizione. I fili non sono solo materiale: diventano memoria, compagnia, senso.