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Carlo Galliotto

BIO

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Fotograficamente sono nato a otto anni, quando per la prima volta entrai nel laboratorio/camera oscura del fotografo di quartiere. Si chiamava Kraus Dov e veniva dalla Cecoslovacchia. Rimasi subito affascinato da tutto ciò che vedevo, ma soprattutto dalla magia della fotografia che nasceva dal foglio bianco e, lentamente, prendeva forma in quel bianco e nero che ancora oggi continua a stregarmi.

Negli anni, con la fotocamera, ho percorso tutte le tappe classiche del fotoamatore: le prime fotografie, poi il bianco e nero con la stampa in camera oscura, infine le diapositive. Superato il trauma del passaggio dall’analogico al digitale, oggi la fotografia è diventata una presenza costante nella mia vita.

Fotograficamente sono nato a otto anni, quando per la prima volta entrai nel laboratorio/camera oscura del fotografo di quartiere. Si chiamava Kraus Dov e veniva dalla Cecoslovacchia. Rimasi subito affascinato da tutto ciò che vedevo, ma soprattutto dalla magia della fotografia che nasceva dal foglio bianco e, lentamente, prendeva forma in quel bianco e nero che ancora oggi continua a stregarmi.

Negli anni, con la fotocamera, ho percorso tutte le tappe classiche del fotoamatore: le prime fotografie, poi il bianco e nero con la stampa in camera oscura, infine le diapositive. Superato il trauma del passaggio dall’analogico al digitale, oggi la fotografia è diventata una presenza costante nella mia vita.

VISION

VISION

La fotografia rappresenta per me molto più di un semplice gesto. Che sia durante un’uscita con amici o in una giornata trascorsa da solo con la fotocamera, diventa un’occasione di ascolto, di serenità e di scoperta. È un tempo sospeso, in cui osservare e osservarsi.

La parola che più mi accompagna è condivisione: una condivisione che non si esaurisce nel momento dello scatto, ma continua nel dialogo, nello scambio di idee e di esperienze. Oggi questo incontro avviene non solo di persona, ma anche attraverso la rete, che ha ampliato in modo profondo e inatteso le possibilità di relazioni con al centro la fotografia.

La fotografia rappresenta per me molto più di un semplice gesto. Che sia durante un’uscita con amici o in una giornata trascorsa da solo con la fotocamera, diventa un’occasione di ascolto, di serenità e di scoperta. È un tempo sospeso, in cui osservare e osservarsi.

La parola che più mi accompagna è condivisione: una condivisione che non si esaurisce nel momento dello scatto, ma continua nel dialogo, nello scambio di idee e di esperienze. Oggi questo incontro avviene non solo di persona, ma anche attraverso la rete, che ha ampliato in modo profondo e inatteso le possibilità di relazioni con al centro la fotografia.

Carlo Galliotto

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