
Max Belloni
Bio
Il mio rapporto con la fotografia nasce all’inizio degli anni ’70, tra la disciplina della pellicola e i ritmi lenti della camera oscura, e da allora non si è mai interrotto, ho aperto il mio sito personale nel 2009, che è l’estensione naturale di quel percorso, un archivio continuo che abbraccia oltre cinquant’anni di evoluzione visiva. Professionalmente appartengo al mondo dell’Information Technology, ma per oltre trent’anni ho affiancato a questo la passione per il volo, esperienza che — insieme al rigore analitico del mio background — ha plasmato profondamente il mio modo di vedere il mondo. Mi sono formato nella tradizione umanista della fotografia come racconto meditato e ho pubblicato il mio lavoro su piattaforme come Flickr, LFI, Street Hunters, 1x, Vero ed altri.
Vision
Il mio approccio è un rituale di sottrazione: scatto solo quando la scena trova il proprio equilibrio, cercando l’intersezione tra la forza narrativa delle ombre e i momenti candidi e irripetibili della strada. La geometria fornisce il palcoscenico, la vita recita il copione. In un’epoca di immagini sintetiche, scelgo consapevolmente di restare ancorato all’interazione fisica tra luce e sensore — come professionista IT conosco bene l’intelligenza artificiale generativa, ed è precisamente per questo che non ha posto nel mio lavoro. Fotografo per trovare il silenzio della città, aspettando il giusto allineamento tra spazio e umanità: se c’è emozione in un’immagine, è perché ero lì, a respirare la stessa aria.
BIO
Il mio rapporto con la fotografia nasce all’inizio degli anni ’70, tra la disciplina della pellicola e i ritmi lenti della camera oscura, e da allora non si è mai interrotto, ho aperto il mio sito personale nel 2009, che è l’estensione naturale di quel percorso, un archivio continuo che abbraccia oltre cinquant’anni di evoluzione visiva. Professionalmente appartengo al mondo dell’Information Technology, ma per oltre trent’anni ho affiancato a questo la passione per il volo, esperienza che — insieme al rigore analitico del mio background — ha plasmato profondamente il mio modo di vedere il mondo. Mi sono formato nella tradizione umanista della fotografia come racconto meditato e ho pubblicato il mio lavoro su piattaforme come Flickr, LFI, Street Hunters, 1x, Vero ed altri.
VISION
Il mio approccio è un rituale di sottrazione: scatto solo quando la scena trova il proprio equilibrio, cercando l’intersezione tra la forza narrativa delle ombre e i momenti candidi e irripetibili della strada. La geometria fornisce il palcoscenico, la vita recita il copione. In un’epoca di immagini sintetiche, scelgo consapevolmente di restare ancorato all’interazione fisica tra luce e sensore — come professionista IT conosco bene l’intelligenza artificiale generativa, ed è precisamente per questo che non ha posto nel mio lavoro. Fotografo per trovare il silenzio della città, aspettando il giusto allineamento tra spazio e umanità: se c’è emozione in un’immagine, è perché ero lì, a respirare la stessa aria.
PORTFOLIO
LAVORI
Il mio lavoro ruota attorno a tre assi principali: la street photography, le geometrie urbane e il paesaggio minimalista. Nel Journal del mio sito pubblico singoli scatti accompagnati da brevi riflessioni, con una netta prevalenza di scene di strada colte in momenti irripetibili: figure in movimento, solitudini urbane, giochi di luce e ombra in spazi pubblici. Le città di Torino e Milano sono i territori più ricorrenti, ma il lavoro non si limita a un luogo specifico. Il filo conduttore è sempre lo stesso: la ricerca del silenzio visivo all’interno del caos, l’attesa del momento in cui geometria e presenza umana si allineano in modo irripetibile.
PROGETTI
Accanto agli scatti singoli, sviluppo progetti tematici più strutturati con una coerenza narrativa seriale. Sempre facendo riferimento al mio sito, Echoes on the Asphalt esplora la vita di strada attraverso una lettura continuata del tessuto urbano; Seen from Behind costruisce una serie attorno alla figura umana ripresa di spalle, indagando anonimato e direzione; An Evening at the Train Station lavora sulla stazione come teatro di umanità in transito; Frost si sposta verso il paesaggio naturale con un approccio più astratto e materico. Partecipo talvolta a photowalk organizzati che documentano l’esplorazione urbana collettiva. Ogni progetto nasce da un’ossessione visiva precisa e si sviluppa nel tempo, per sottrazione e selezione rigorosa.
PROGETTI
Accanto agli scatti singoli, sviluppo progetti tematici più strutturati con una coerenza narrativa seriale. Sempre facendo riferimento al mio sito, Echoes on the Asphalt esplora la vita di strada attraverso una lettura continuata del tessuto urbano; Seen from Behind costruisce una serie attorno alla figura umana ripresa di spalle, indagando anonimato e direzione; An Evening at the Train Station lavora sulla stazione come teatro di umanità in transito; Frost si sposta verso il paesaggio naturale con un approccio più astratto e materico. Partecipo talvolta a photowalk organizzati che documentano l’esplorazione urbana collettiva. Ogni progetto nasce da un’ossessione visiva precisa e si sviluppa nel tempo, per sottrazione e selezione rigorosa.
LAVORI
Il mio lavoro ruota attorno a tre assi principali: la street photography, le geometrie urbane e il paesaggio minimalista. Nel Journal del mio sito pubblico singoli scatti accompagnati da brevi riflessioni, con una netta prevalenza di scene di strada colte in momenti irripetibili: figure in movimento, solitudini urbane, giochi di luce e ombra in spazi pubblici. Le città di Torino e Milano sono i territori più ricorrenti, ma il lavoro non si limita a un luogo specifico. Il filo conduttore è sempre lo stesso: la ricerca del silenzio visivo all’interno del caos, l’attesa del momento in cui geometria e presenza umana si allineano in modo irripetibile.
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