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IMG 8154

William Lovisetto

Bio

Sono di Biella, ma solo di nascita. La mia indole curiosa mi ha portato a vivere un po’ in tutta Italia e, quando posso, sono sempre in giro per il mondo a scattare. Amo la fotografia: è il mio modo di interagire con il mondo e di esprimermi. È l’unico modo in cui riesco davvero a vederlo. Ho iniziato con una vecchia punta e scatta a pellicola dei miei genitori e, da allora, non mi sono mai fermato.

Vision

Non fotografo eventi, fotografo incontri. Ogni immagine nasce da una relazione, spesso breve, a volte silenziosa, con la persona che ho davanti, e lascio che sia quella relazione, non la mia volontà di catturare qualcosa, a decidere come diventa l’immagine.

Lo sguardo, per me, è prima di tutto ascolto: prima di scattare cerco di capire chi ho davanti, non di raccontarlo dal di fuori.

La luce è il modo in cui questo ascolto diventa visibile. Non la scelgo per rendere una foto tecnicamente corretta, ma perché in quel momento mi sembra dire qualcosa di vero su chi sto fotografando. È così che, senza comparire mai fisicamente, resto dentro ogni immagine che faccio.

Per questo il mio lavoro è meditativo più che immediato, intimo più che documentario, personale più che oggettivo: ogni fotografia porta con sé una scelta, di tempo, di distanza, di luce, che è insieme tecnica ed emotiva.

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William Lovisetto

BIO

Sono di Biella, ma solo di nascita. La mia indole curiosa mi ha portato a vivere un po’ in tutta Italia e, quando posso, sono sempre in giro per il mondo a scattare. Amo la fotografia: è il mio modo di interagire con il mondo e di esprimermi. È l’unico modo in cui riesco davvero a vederlo. Ho iniziato con una vecchia punta e scatta a pellicola dei miei genitori e, da allora, non mi sono mai fermato.

VISION

Non fotografo eventi, fotografo incontri. Ogni immagine nasce da una relazione, spesso breve, a volte silenziosa, con la persona che ho davanti, e lascio che sia quella relazione, non la mia volontà di catturare qualcosa, a decidere come diventa l’immagine.

Lo sguardo, per me, è prima di tutto ascolto: prima di scattare cerco di capire chi ho davanti, non di raccontarlo dal di fuori.

La luce è il modo in cui questo ascolto diventa visibile. Non la scelgo per rendere una foto tecnicamente corretta, ma perché in quel momento mi sembra dire qualcosa di vero su chi sto fotografando. È così che, senza comparire mai fisicamente, resto dentro ogni immagine che faccio.

Per questo il mio lavoro è meditativo più che immediato, intimo più che documentario, personale più che oggettivo: ogni fotografia porta con sé una scelta, di tempo, di distanza, di luce, che è insieme tecnica ed emotiva.

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