
Mamoiada e Ottana, dove la tradizione diventa avvenire
30 Gennaio 2026
28 Gennaio 2026
Mamoiada/Ottana -Sardegna-Italy
Il rito del carnevale di Mamoiada e di Ottana (Sardegna) nasce da tempi antichi: il primo legato ai cicli della natura, all’inverno che resiste e alla primavera che deve ancora arrivare; il secondo affonda le sue radici nel mondo arcaico nei suoi valori agropastorali, e perpetua una tradizione mai interrotta.
Riti che non sono solo festa ma memoria viva della comunità, non solo spettacolo, ma un momento di trasmissione culturale, relazione sociale e memoria collettiva.
A Mamoiada i Mamuthones avvolti in pelli di pecora, con le loro maschere scure e le campane che pesano sulle spalle, non sfilano: avanzano. Ogni movimento è misurato, ripetuto da secoli, carico di un silenzio che parla più di mille parole. Ogni passo, scandito dai campanacci, parla di fertilità, rinascita e della ciclicità immutabile della natura. Accanto all’ombra profonda dei Mamuthones, gli Issohadores sono luce in movimento. Dove gli altri portano il peso del silenzio e della terra, loro portano il sorriso antico della comunità, l’energia che scioglie, la fertilità che ritorna. Sono mediatori tra l’uomo e il mistero, tra l’inverno che resiste e la primavera che promette.
A Ottana le sue maschere, tra cui Boes ed i Merdules, rappresentano la lotta tra l’istinto animalesco e la ragione umana; infatti, nelle esibizioni, il Boe viene inseguito, frustato e catturato dal Merdule, recitando furiose risse, una danza eterna in cui la lotta del pastore per dominare la natura si fa metafora di vita e destino.
Tutti sono coinvolti e i più piccoli sentono di far parte di qualcosa che li unisce alla storia del paese. Nei loro volti sporchi di fuliggine c’è qualcosa di sorprendentemente serio, non stanno “giocando” a fare i Mamuthones: si stanno preparando a diventarlo.Le mani che sistemano una maschera, che stringono un bastone, che allacciano uno stivaletto di cuoio raccontano un apprendistato fatto di osservazione e ascolto.
I bambini, così concentrati e silenziosi, ci ricordano che il carnevale non si improvvisa e non si indossa per gioco. Si assorbe, lentamente, guardando i più grandi, accettando le regole non scritte, sentendo il peso delle maschere prima ancora di comprenderne il significato, imparano presto che questa tradizione non ammette leggerezza: ogni movimento ha un peso, ogni passo ha un significato.
Nei loro gesti c’è rispetto, nei loro volti una serietà che sorprende e commuove, nei loro occhi c’è l’orgoglio di appartenere a qualcosa di più grande di loro, accettano la fatica, il freddo, il silenzio, perché sanno che stanno custodendo un’eredità.
È così che il carnevale continua a vivere: non solo attraverso le maschere, ma attraverso lo sguardo concentrato dei più piccoli, che con impegno e serietà diventano il ponte tra ciò che è stato e ciò che sarà.
La tradizione non è nostalgia: è futuro che prende forma, passo dopo passo, campana dopo campana.
AUTORE
Nino Colella





















