
Il Paradosso di Jevons applicato ai pixel
Partiamo da alcuni presupposti
- scatto in RAW
- cerco la verità ottica nuda e cruda
- disprezzo profondamente le simulazioni pellicola in stile Fuji
- non uso scorciatoie in camera nè preset altrui, solo tanta progettualità
- non ho problemi ad usare le maschere IA in Lightroom per velocizzare il lavoro di selezione, ma la IA generativa o i finti effetti sfocatura significano barare
È qui che entra in gioco il Paradosso di Jevons: l’oceano di immagini algoritmiche ha fatto paradossalmente impennare la richiesta di scatti unici, reali e autentici. La foto “abbastanza buona” è morta: oggi chiunque può generarla a costo zero, senza il salasso di investire in lenti luminose e sensori di altissima risoluzione, e senza lo sbattimento produttivo di un vero workflow fatto di scatto, cernita chirurgica e post-produzione.
Stiamo quindi tagliando fuori dal gioco dell’autorialità anche i pigri: chi scatta in JPG direttamente in camera abusando di ricette colore per darsi un tono vintage, o chi applica i preset di Lightroom venduti un tanto al chilo.
Un breve ripasso.
Nel 1865 l’economista William Stanley Jevons studiò l’evoluzione delle macchine a vapore: notò che più diventavano efficienti (bruciando meno carbone per generare la stessa energia) più il consumo totale di carbone aumentava. Questo perché, a parità di spesa, si poteva produrre e sfruttare molta più energia.
Il meccanismo è identico per le immagini: quando abbassi le barriere d’accesso a una tecnologia, la domanda cresce molto più velocemente di quanto i risparmi dell’efficienza possano compensare. Non si consuma meno, si consuma di più perché si abilitano scenari prima fuori budget o tecnicamente impossibili.
È successo già con Internet: più le velocità aumentavano, più cresceva l’utilizzo per nuovi scenari. Gli smartphone connessi a Internet hanno fatto impennare esponenzialmente il consumo di bit per guardare video di gattini.
Allo stesso modo, la comodità del prompt ha inondato il mercato di plastica digitale, ma ha trasformato la fatica e la competenza del fotografo reale nel vero bene di lusso.
In definitiva, l’IA non è il becchino della fotografia, ma il suo più spietato filtro selettivo.
Mentre gli umani generatori di immagini continueranno ad annegare il web in una perfezione plastica e asettica, il vero lusso sarà la realtà tangibile, il rigore ottico, la fatica fisica di trovarsi sul posto con la giusta attrezzatura.
Il futuro non appartiene a chi sa digitare un prompt o a chi maschera la propria mediocrità dietro un filtro pellicola applicato in camera o a posteriori., ma appartiene a chi ha una visione autoriale da imprimere nella luce. Quella vera.
AUTORE
Giovanni Stoto
